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Il nostro pensiero pedagogico

Articolo esplicativo della vision e della mission di META

La cooperativa META nasce nel 1991 con lo scopo di realizzare le finalità della pedagogia dell’avventura (cit. prof. Riccardo Massa, Università Statale di Milano, cattedra di Pedagogia Generale).

Negli anni i pedagogisti che ci hanno ispirato nel formare le nostro metodologie sono stati molti: da Maria Montessori (“aiutami a fare da solo”), Dewey, Freinet, Bruno Munari (“un bambino creativo è un bambino felice, perché curioso e sensibile osservatore”), Loris Malaguzzi (“non insegnare mai ad un bambino niente che non possa apprendere da solo”), Bruner e più recentemente gli spunti offerti da Pier Giorgio Reggio e Daniele Novara del Centro Psicopedagogico della Pace di Piacenza.

A partire da questa matrice di senso che prende le mosse dalla tradizione pedagogica esperienziale abbiamo maturato negli anni un’esperienza e una filosofia del fare educazione che mette al centro la persona, il fare esperienza insieme agli altri e l’ambiente.

Vediamo la persona nelle sue diverse fasi evolutive (dalla prima infanzia alla adolescenza) capace di raggiungere vari livelli di autonomia e competenza nel costruirsi una rappresentazione del mondo: una persona curiosa che esplora, sostenuta da un contesto in grado di coglierne i bisogni, ma anche di accoglierne le richieste, le motivazioni, l’interesse naturale alla scoperta e alla conoscenza di sé e di quanto la circonda. L’idea di persona che apprende ad apprendere è la finalità generale che motiva le nostre proposte anche pensando agli adulti che
accompagnano bambine, bambini, ragazze e ragazzi in queste esperienze di vita.

Il nostro metodo si basa sull’idea del “dal cosa nasce cosa” (B. Munari) secondo il principio didattico “Non dire cosa fare ma come”. Una pedagogia esperienziale, non direttiva e attiva che si occupa di lasciare lo spazio alle possibili alternative, alle opportunità di scelta nelle esperienze; una pedagogia della co-educazione in cui tutti i soggetti coinvolti, grandi e piccoli, docenti e genitori, educatori e allievi, imparano, crescono insieme. Come suggerito da Franco Fornari ne “La teoria dei codici affettivi”, da subito i bambini sanno relazionarsi intenzionalmente con gli adulti mettendo in atto una modalità di riconoscimento empatico che successivamente crescendo si affina e permette di costruirsi significati e modalità relazionali sintoniche e affettive nelle varie fasi di crescita, diventando la propria modalità di stare nelle relazioni con gli altri.

La metodologia dell’avventura utilizzata dai nostri educatori intende puntare al “perché” e al “come” si fanno le cose più che al “cosa”, favorendo l’autonomia e garantendo alcune condizioni di base: tempi sufficienti e non frettolosi, un’organizzazione dello spazio che consenta all’educatore di focalizzare la sua attenzione su ciascuno senza trascurare gli altri, presenza di materiali di recupero, di uso quotidiano e naturali, attività a misura di età e accoglienza dei contributi individuali.

In questo senso il laboratorio/attività diventa quindi una sperimentazione non finalizzata alla realizzazione del solo prodotto, ma soprattutto è centrata sul processo attraverso il quale un bambino/ragazzo fa una cosa sua e la vive intensamente, misurandosi con i propri limiti e superandoli, emozionandosi (ad es. cit. Goleman e la sua Intelligenza Emotiva, Gardner e la sua teoria delle sette intelligenze), conoscendo e mettendo il suo sapere in relazione attraverso collegamenti fra le cose che già conosce o che sta conoscendo, così da poter generalizzare l’esperienza per poterla utilizzare autonomamente.

Infine in merito agli educatori META, l’approccio che li contraddistingue è quello di chi si sente coinvolto e che vive e fa vivere da protagonista l’esperienza più che offrirne una rappresentazione. Si crea così un contesto di stimoli, in base all’interazione tra adulti e bambini, attraverso le tecniche dell’ascolto attivo, del fare domande e accogliere le risposte, in taluni casi anche attraverso le tecniche teatrali e attoriali se pertinenti con il contesto e la proposta. L’aspetto ludico, il “fare divertendosi “, lo strumento della narrazione di storie e la ricapitolazione a fine giornata su cosa si è vissuto sono alcuni degli strumenti che sostengono le esperienze presentate in “META a scuola”.