Festa di fine Ramadan alla Bussola: quando sono i ragazzi e le ragazze a fare comunità

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Lunedì 23 marzo al C.A.S.E. Bussola abbiamo vissuto una serata davvero speciale, all’insegna della convivialità e del rispetto reciproco.

Tutto è cominciato alle 18:00, con un’ora di attività nel cortile. Prima una partita di calcio, poi una partita a palla prigioniera. Guardando i passaggi che facevano col pallone, mi sono ritrovata a pensare a quanta strada abbiamo fatto insieme: ragazzi e ragazze si cercavano e si facevano spazio, con quella naturalezza che si costruisce nel tempo, incontro dopo incontro.

Quello che mi ha colpita di più, però, è stato il momento in cui le partite sono finite: ragazzi e ragazze sono tornati e tornate a casa, e poco dopo sono riapparsi e riapparse con dei piatti tipici, preparati in famiglia. Sul tavolo hanno cominciato ad accumularsi specialità egiziane, marocchine, profumi che non sempre si incontrano nella stessa stanza. Ci siamo seduti e sedute insieme all’aperto, attorno a un’unica grande tavolata, e abbiamo mangiato.

C’era qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo raro: ragazzi e ragazze di culture diverse che si passavano i piatti, che spiegavano cosa avevano portato, che assaggiavano qualcosa di sconosciuto con curiosità. E noi educatori ed educatrici eravamo lì in mezzo a loro, e anche per noi è stato un momento di vera gioia.

A fine serata, molti ragazzi e molte ragazze ci hanno fermato per ringraziarci. Uno di loro mi ha detto che poter festeggiare l’Eid al-Fitr (la festa di fine Ramadan) in questo modo, lontano dal proprio Paese d’origine, era qualcosa di prezioso che non dava per scontato. Questa frase mi è rimasta dentro.

Per me è importante sottolineare anche questo aspetto: la festa non è stata organizzata da noi educatori ed educatrici, ma l’abbiamo organizzata insieme. Sono stati i ragazzi e le ragazze del gruppo superiori a scegliere cosa fare, a dividersi i compiti, a pensare a come coinvolgere anche le famiglie. Noi educatori ed educatrici li abbiamo accompagnati e accompagnate in questo percorso nelle settimane precedenti, ma la festa era loro – e si è sentito.

Vedere dei ragazzi e delle ragazze che spesso faticano a fidarsi, a chiedere aiuto, a credere che il loro contributo conti, trasformarsi in protagonisti e protagoniste di una serata che ha riunito una comunità intera: ecco, questo è il senso del lavoro che svolgo ogni giorno alla Bussola.

meta

Silvia Marchesi

Educatrice del C.A.S.E. Bussola

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